Ho un’epicondilite o un’instabilità?



L'autore di questo sito ha lavorato molto sul tema dell’epicondilite negli ultimi anni. Quello che emerge è che:

1)     Nessuna terapia sembra sostanzialmente migliore delle altre

2)     La tipologia di pazienti sembra notevolmente variegata ( si chiama anche gomito del tennista, presupponendo persone giovani attive e sportive ma dall’altra parte sappiamo di come ne sia fortemente affetta una popolazione a carattere impiegatizio e sedentario )

3)     Esiste un supporto per l’uso del cortisone (nel solo breve periodo, entro le 4 settimane). L’uso del cortisonico è solo sul sintomo dolore ma non cura la causa. In più va saputo che può esporre a fastidiose perdite di colorazione della cute…

4)     Nell’epicondilite “ classica” il dolore è epi ( sopra ) il condilo (parte laterale del gomito). In molti casi il dolore è anche posteriore o posterolaterale,oppure francamente anteriore al gomito

5)     La maggioranza delle forme trova un equilibrio spontaneo in alcuni mesi di riposo

Tutte queste riflessioni insieme ad altre valutazioni cliniche ci portano a pensare che in realtà non esista una sola diagnosi di epicondilite ma che dentro questo termine rientrino diversi altri scenari o patologie.

A questo punto, però, si pone il problema di come riconoscere tali forme. Il primo messaggio è che un’ecografia fatta “nel primo centro disponibile” è assolutamente insufficiente . Lo studio dev’essere molto accurato, con esami più avanzati ,come risonanza magnetica o risonanza magnetica con mezzo di contrasto intrarticolare. Quest’esame dev’essere richiesto dopo un esame clinico accurato perché un radiologo ha bisogno di domande specifiche e dettagliate.

Una volta raccolte queste informazioni, di fronte ad una sintomatologia che non passa, sarà utile organizzare un’artroscopia , ovvero un intervento con le fibre ottiche che miri a

–        Diagnosticare tutte le piccole lesioni che determinano un’instabilità

–        Trattare la maggior parte di esse con la minor invasività possibile.

In conclusione il tema è assolutamente aperto.

1)    Dubitate di una diagnosi superficiale come “lei ha l’epicondilite,specialmente se avete un profilo attivo e sportivo.

2)     Non accettate facili infiltrazioni di farmaci a base di cortisone a meno di aver ben compreso cosa state facendo ( in fase molto acuta un razionale c’è).

3)     Pensate sempre che il vostro problema forse va studiato e compreso nel dettaglio, con diagnostica di secondo livello.

4)     Pensate, nel caso della chirurgia, sempre ad una soluzione artroscopica: è quella che aiuta maggiormente a “capire “ il problema.


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